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Il prosciugamento del Fucino

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venerdì 28 aprile, 11:42 pm
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Il prosciugamento del Fucino
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ImmagineUn cenno a parte merita l’attività della pesca: secondo quanto riportato dal Corsignani, ai suoi tempi (1700) nel Lago Fucino si pescavano: lasche, barbi, tinche, telline e rare trote. La produzione annua di pesce nel Lago Fucino ammontava a circa 300.000 Kg annui.


Il livello delle acque del lago era sempre variabilissimo e le sue continue escrescenze sui terreni e paesi limitrofi provocavano danni ingenti, tanto che già gli antichi regnanti romani si impegnarono nel tentativo del prosciugamento del Lago Fucino (Augusto e Claudio).

 

Dagli schiavi romani fu realizzato un lungo tunnel e, in seguito, furono scavati 30 pozzi per fornire aria ai lavoratori  (Cunicoli Di Claudio, o di Nerone).


Svetonio racconta:

"Compiuto l’emissario, dopo 11 anni di incessanti lavori con l’opera di circa 20.000 schiavi e circa 10.000 tra carpentieri, muratori, specialisti, ecc.. l’imperatore volle celebrare l’avvenimento con solennità che superasse ogni altro splendore."Immagine


La galleria era lunga 5640,54 metri; parte dello scavo interessò roccia calcarea con zone anche durissime, roccia spezzata, concrezioni calcaree e, infine, argilla pura e sabbia.

 

L’apertura dell’emissario di Claudio, secondo Tacito, ebbe luogo verso la metà del 52 d.C., ma le acque smisero di defluire verso la fine del 55 d.C. per difetto di manutenzione e per la sospensione dei lavori di scavo del canale che riceveva le acque dell’emissario. Sebbene l’emissario Claudiano fosse stato oggetto di una corretta amministrazione, succeduto a Claudio il figlio Nerone, questi non manifestò più alcun interesse per la sua manutenzione, tanto che si ostruì.


Adriano fece abbassare ancora il tunnel e promosse anche la costruzione di un canale verso il centro del lago; grazie a queste attività si riuscì ad ottenere un deflusso continuo che durò più secoli e diede prosperità ai Marsicani.


ImmagineCon la caduta dell’Impero e le invasioni barbariche degli Unni, dei Goti e degli Ostrogoti, venuta meno ogni manutenzione, l’emissario divenne rapidamente inefficiente ed a nulla valsero i successivi tentativi di restauro condotti dall’Imperatore Federico II di Svevia.


Altri tentativi di restauro furono condotti più tardi, verso il principio del XVII secolo, ed anche il principe Colonna, che possedeva gran parte della regione marsicana, tentò l’impresa con l’aiuto di vari comuni. I lavori iniziarono ma non furono mai portati a termine per la mancanza di fondi.

 

Solo con il principe Alessandro Torlonia comincia il definitivo prosciugamento. Egli affida la direzione dei lavori ad un ingegnere rinomato, De Montricher. In sua attesa, venne chiamato anche Bermont, colui che poi condusse effettivamente i lavori di prosciugamento, e nel 1862, vennero terminate le opere sull’Emissario e ne fu decisa l’attivazione per il 9 di Agosto. Il Vescovo della Diocesi dei Marsi benedisse i presenti, il Principe, gli ingegneri e aprì le barriere che impedivano all’acqua di scivolare per la galleria.


I presenti dissero: "Se ne va davvero questa volta il Fucino!"


Il 30 aprile 1868 le acque erano ormai alte solo 5 metri, ma in questo periodo si ammalò di cuore il Bermont e morì. Venne sostituito dall’ingegnere Brisse che fece gettare le fondamenta dell’opera che ora sorge all’Incile, Torlonia, da grande religioso, volle che l’edificio fosse sormontato da una statua della Vergine.


Nel giorno 1 ottobre 1878 gli ingegneri del Genio Civile Barilari e Betocchi scrissero nella loro relazione:


"Perfettamente ultimata la grande opera del prosciugamento del Fucino."


Durante i lavori di prosciugamento del Lago Fucino, la nuova funzione di capoluogo giudiziario della Regione Marsa poneva Avezzano al livello di altre città d’Abruzzo.




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